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Nella storia della lotta armata in Italia Prima Linea rappresenta – sotto il profilo politico – l’esatta antitesi alle Brigate Rosse.
Se le BR rappresentano lo sviluppo di un progetto politico violento – quanto mai velleitario ed utopistico – ma pur sempre aderente ad una concretezza rivoluzionaria, PL è invece il portato di una serie di umori individuali, fondati quasi unicamente sull’emotività.
Tanto le Brigate Rosse sono lo sbocco estremo di un movimento in avanzata – anche se difficile e tormentata – come il movimento del ’68, quanto Prima Linea è invece il risultato di una sconfitta: quella del movimento del ’77. Un movimento quest’ultimo che non si poneva neppure lontanamente obiettivi strategici di trasformazione della società italiana, ma obbediva ad un’istintualità di bisogni ed a un generico rifiuto dell’esistente.
Anche se il nucleo fondante di Prima Linea si costituisce addirittura nel 1974, PL diventerà PL solo a partire del 1978, in coincidenza con l’"alzo zero" delle Brigate Rosse (sequestro Moro) e le tematiche aggreganti sono proprio quelle del ’77: la crisi della militanza politica che porterà alla disgregazione di Lotta Continua; il crescere di istanze nichiliste e anarchicheggianti; la volontà di opporsi allo Stato senza alcun progetto politico; lo spontaneismo ed il movimentismo; una concezione del tutto individualista della lotta per il potere; il "culto dell’azione" fine a se stessa. Parafrasando Mao Tse Tung all’incontrario: la "rivoluzione come un pranzo di gala".
E a pranzo di gala terminato, non resterà che la valanga del "pentitismo" che – in un clima di isteria – travolgerà i resti dell’organizzazione armata.


BREVE STORIA DI PRIMA LINEA


PRIMA LINEA E DINTORNI

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